Duomo di San Giorgio

Santuario Diocesano di San Francesco di Paola

Inizialmente di modeste dimensioni, nel 1573 l’edificio venne demolito per costruirne uno più imponente. La Chiesa divenne la prima Collegiata della Diocesi di Mileto, con la Bolla Pontificia di Gregorio XIII del 1576. Venne aperta al culto il 1° Maggio 1587.

Fu completamente distrutta dal terremoto del 1614, nuovamente ricostruita e riaperta al culto nel 1632, venne gravemente danneggiata nel 1783, da un ulteriore sisma. Inizia quindi la lenta ricostruzione che si potrarrà per 100 anni, nonostante i generosi contributi elargiti dalla cassa sacra a Gioacchino Murat e Ferdinando I.
Venne nuovamente danneggiata dai terremoti del 1905 e del 1908.

La facciata barocca, ad opera di un architetto di rilievo dell’ ambiente napoletano, risale alla prima metà del XVII secolo. Il portale realizzato in marmo bianco dallo scultore Fontana, presenta un tondo scolpito a rilievo raffigurante San Giorgio a cavallo che con la lancia trafigge il drago. Al centro il santo a cavallo, in basso il drago, rappresentato nel momento in cui viene trafitto, a sinistra la figura di una fanciulla, a destra un torrione. Ai lati del portale, due stemmi: a destra quello della città di Pizzo, a sinistra lo stemma dei Sanseverino (o dei De Mendoza?). Il campanile di destra presenta un orologio meccanico sonoro del XIX secolo, a sinistra del campanile tre campane in bronzo di diverse dimensioni, la più grande datata 1727, quella di medie dimensioni risalente al 1879, la più piccola datata 1929. La pianta del duomo è a croce latina e presenta tre navate, tra le quali la centrale è la più ampia.

Santuario Diocesano di San Francesco di Paola

Punti di interesse all’interno

  • All’ ingresso sulla sinistra si può ammirare la Fonte Battesimale, in legno e marmo, di provenienza sconosciuta, sicuramente opera di un ignoto ebanista locale della metà del XIX secolo. L’alta struttura lignea a base ottagonale come il bacino, è dipinta in oro e argento, con base e cimasa ornati con intagli geometrici, poggia su una pila in marmo venato. Sulla parte frontale, al centro è fissata la grande croce intagliata recante il tondo con la raffigurazione del Battesimo di Cristo.
  • Nella prima cappella di sinistra la statua in marmo di Santa Caterina d’Alessandria. Risalente con molta probabilità tra il XVI e l’inizio del XVII secolo. Alla base si legge il nome di M. Carlo Canale, essendo ignoto il nome dello scultore, sembrerebbe probabile che Canale sia il nome del committente. Il busto e il volto di Santa Caterina sono protesi verso sinistra, la mano destra tiene una palma, quella sinistra poggia su una ruota, che ricorda la tortura dalla quale la Santa fu miracolosamente salvata. Alla base della statua c’è uno scudo sul quale è raffigurato un drago alato; il piede sinistro poggia su una testa mozzata che simboleggia l’eresia. Il volto della Santa è dolce e delicato, il drappeggio delle vesti crea elenganza, morbidezza e slancio.
  • Dietro la statua di Santa Caterina si trova il quadro di San Francesco di Paola, datato 1717, di autore ignoto.
  • Nel secondo altare di sinistra la statua in marmo bianco venato di San Francesco d’Assisi. Il Santo con la mano sinistra sposta un lembo del saio per mostrare la ferita al costato, la mano destra regge un libro. La statua risale alla metá dell’800 e proviene del convento dei Cappuccini distrutto dal terremoto del 1783 e mai piú ricostruito.
  • Alle spalle di quest’ultima statua, vi è il quadro della Madonna di Pompei di Alfonso Barone, mentre i medaglioni ai lati, che raffigurano i misteri del Santo Rosario sono opera probabilmente di Zimatore e realizzati a trompe l’oeil tecnica che li rende tridimensionali.
  • Nella terza cappella si puo’ ammirare la statua di San Giovanni Battista che la tradizione attribuisce a Pietro Bernini, padre del famoso scultore e architetto. Datata al XVI secolo di marmo bianco venato, la statua presenta una composizione in dinamico movimento. Il Santo viene raffigurato vestito da una pelle di montone, un libro nella mano sinistra, il cartiglio con l’annuncio del Messia in quella destra, al suo fianco un albero tagliato con sopra l’agnello. La statua poggia su una base con al centro scolpito uno stemma diviso in due parti, nella prima metà una nave con al di sopra tre stelle, nella seconda tre bande sormontate da tre stelle.
  • Dietro la statua di San Giovanni Battista c’è il quadro raffigurante San Nicola di Bari attribuito al pittore Diego Grillo, datato 1920. La figura del Santo ha la mano sinistra rivolta verso il cielo, mentre con la destra tiene uno stolone decorato riccamente. In basso tre bambini che escono da una botte e ai lati di San Nicola due chierichetti che portano al Vescovo bastone pastorale e mitra.
  • Più avanti, sempre a sinistra, il quadro di Cristo in Gloria realizzato nel 1833 da Brunetto Aloi pittore vibonese, allievo del Paparo.
  • L’altare maggiore (un tempo collocato più avanti, sotto la cupola) è rivestito in marmo policromo e sovrastato da un tempietto; dietro si scorge un antico tabernacolo in marmo bianco risalente probabilmente alla chiesa originaria, datato 1547 (il più antico presente a Pizzo), di autore ignoto. L’abside è arricchita da due grandi tele, una raffigurante San Giorgio a cavallo che trafigge un drago, l’altra sul soffitto dove è rappresentata l’ultima cena, entrambe ad opera degli artisti locali Grillo e Zimatore.
  • Nella navata di destra la statua di San Giorgio in argento, bronzo dorato dipinto, legno. Risalente alla fine del XVIII secolo di ignoto scultore meridionale. Testa e braccia sono state realizzate in bronzo con la tecnica a cera persa, il busto e il panneggio sono in argento. Il drago, dipinto di colore verde scuro e la lancia dorata, sono anch’essi realizzati in bronzo.
  • Più avanti il quadro della Salvatrice del pittore napoletano Michele Foggia (1832), opera donata alla città di Pizzo da Ferdinando IV di Borbone per la cattura di Gioacchino Murat. La Madonna è seduta su delle nuvole sorrette da angeli e cherubini, sullo sfondo compare un paesaggio marino con veduta del Vesuvio di Castel dell’Ovo (Maschio Angioino) ed un rapace che ha tra le zampe un serpente.
  • Proseguendo sull’altare successivo è collocata la statua della Madonna del Popolo, la scultura raffigura la Madonna e il bambino benedicenti (originariamente dipinte in azzurrite e oro). Risalente alla metà del ‘500, proviene da un convento francescano di Pizzo non più esistente, è attribuita ad un figlio o un allievo di Antonello Gagini. Alle spalle della statua, l’ Annunciazione olio su tela del XVII secolo di autore ignoto.
  • Segue la statua in marmo bianco di Sant’Antonio di Padova (metà ‘800), il Santo è raffigurato con l’abito dell’Ordine e il volto che guarda in basso. Porta in braccio il Bambin Gesù realizzato in marmo di Carrara. Secondo la tradizione l’opera proviene dal Convento dei Cappuccini di Pizzo, oggi scomparso. Dietro la statua l’affresco di S. Barbara opera di Alfonso Barone artista di Pizzo (inizio 1900) .
  • Nella Cappella S. Anna decorata nel 1970 dal pittore locale Gregorio Murmura, da più di mezzo secolo è esposto e venerato il pregevole Crocifisso ligneo detto: “Padre della Rocca”. Quest’ultimo proviene dalla Chiesa della vicina città di Rocca Angitola, situata su un’altura nei pressi del lago Angitola: paese interamente distrutto dal terremoto del 1614. Gli abitanti trasferendosi in massa a Pizzo portarono con loro il Crocifisso, questo è datato al secolo XVII. Il corpo del Cristo è di colore bianco con profonde ferite al busto e alle gambe rese con un colore rosso vivace. Il viso, colorito di macchie scure, è molto allungato. Il perizoma di cartapesta sembra invece non pertinente all’opera originale.
  • Uscendo dalla cappella al centro del soffitto della navata centrale è collocato il dipinto di Emanuele Paparo del 1825 che raffigura il martirio di San Giorgio. I tre personaggi in tunica bianca rappresentano la giustizia romana, il potere, la sottomissione alla volontà dell’imperatore. Sulla sinistra due soldati, una fanciulla seduta che abbraccia un cane, un sacerdote che reca in mano una statua pagana, il giustiziere con la spada sguainata e altri personaggi che guardano il Santo in ginocchio con il volto sereno e con addosso una tunica di colore celestino, le spalle scoperte e il capo chinato a sinistra.
  • A metà della navata centrale, si trova la tomba di Antonino Anile, grande poeta e scienziato; su di questa la lastra strombata che riproduce una Pietà scolpita dai carraresi Antonio e Bartolomeo Berrettaro (1524) .
  • Il corridoio centrale è occupato da quattro botole, sotto la terza vi sono i resti di Gioacchino Murat, tumulati dopo la sua fucilazione, avvenuta presso il Castello di Pizzo il 13 Ottobre 1815.